

SPETTACOLO
19 ottobre 2026 h 19:00
Teatro della Caduta
Cura
Mad Beltrami
CURA è una performance che indaga il concetto di cui porta il nome – inteso come stato, come processo e come azione – costruita attorno e sopra ad una tavola chiodata.
Nel mito, la dea della preoccupazione Cura, passando vicino a un fiume, vide dell’argilla, la raccolse pensierosa e iniziò a immaginare e modellare una figura. Innamoratasene chiamò Giove e gli chiese di concedere uno spirito a quella creazione, richiesta che Giove acconsentì prontamente. Tuttavia, quando Cura desiderò dargli il suo nome, Giove lo proibì, insistendo sul fatto che il nome doveva essere il suo. Mentre i due discutevano, emerse Tellus, dea della terra, che desiderava che il nome fosse il suo, poiché aveva messo a disposizione il suo corpo per quella creazione. La disputa venne quindi portata davanti a Saturno. Egli stabilì che Giove, avendo donato lo spirito, avrebbe avuto diritto all’anima della creatura dopo la morte; Tellus, essendo stata la dea che aveva fornito il corpo, avrebbe avuto diritto al corpo; mentre Cura, che per prima aveva dato forma alla creatura, ne avrebbe mantenuto il possesso durante tutta la sua vita. Quanto al nome, Saturno decise che la creatura sarebbe stata chiamata”uomo”, poiché plasmata dall’humus.


CURA è una performance che esplora il concetto che porta nel nome: come stato, processo e azione.
"Cura" in dizionario viene definita come premura, medicina e assistenza, ma anche preoccupazione e pensiero molesto. È inoltre il nome della divinità romana dell'inquietudine che, nel mito, dopo aver creato l'essere umano ottiene il potere sulla sua vita.
Il dispositivo performativo è un rito metateatrale guidato da una persona trans intorno e sopra una tavola chiodata, ispirata alla pratica delle Sadhu board. La tavola racchiude entrambe le dimensioni della cura: evoca il rischio e il dolore, ma anche la possibilità di una trasformazione.
Il corpo trans attraversa il rito come corpo autodeterminato: non racconta solo un'esperienza individuale, ma diventa spazio di risonanza per chiunque abbia compiuto scelte volte a renderlo più sé stesso.
Il progetto prende forma come un'esperienza rituale collettiva, pensata in una relazione ravvicinata con il pubblico. Il rito non rompe la quarta parete, ma ne riconosce l'inesistenza: in scena, come tra il pubblico, ci sono persone. Il performer introduce il patto rituale e accompagna chi assiste in un'esperienza che mantiene costantemente in tensione reale e performato, controllo e imprevedibilità.
Attraverso corpo in movimento, voce e suono, CURA richiama la figura del pharmakós greco, trasformando il sacrificio da imposizione collettiva ad atto volontario e condiviso. Chi attraversa il dolore diventa anche guida del rito, invitando il pubblico a interrogarsi sulla vulnerabilità, sulla percezione, sulla guarigione e sulla responsabilità reciproca.
CURA è un atto performativo e politico che riflette sulla relazione tra individuo e comunità, proponendo la cura come pratica condivisa di trasformazione.
Il progetto si trova in una fase medio-avanzata di scrittura, ma necessita di un periodo di lavoro in sala per verificare la tenuta della performance nella sua interezza. In particolare, durante la residenza intendo sviluppare la seconda parte dello spettacolo, già definita a livello drammaturgico ma mai sperimentata scenicamente, lavorando sul ritmo, sulle transizioni e sulla progressione del rito.
Un secondo ambito di ricerca riguarda il dispositivo relazionale che sostiene la performance. Desidero approfondire il rapporto tra il ruolo di guida e quello di performer, indagando come queste due funzioni possano alternarsi e progressivamente sovrapporsi senza compromettere la cornice di fiducia costruita con il pubblico. La guida, infatti, non introduce soltanto il patto performativo e i trigger warning, ma accompagna l'esperienza di chi assiste. Vorrei esplorare come anche i momenti di maggiore esposizione fisica possano appartenere contemporaneamente a entrambe le dimensioni.
Parallelamente, intendo sviluppare la drammaturgia sonora e visiva della performance, approfondendo il rapporto tra paesaggio sonoro, voce, memoria e percezione. La residenza sarà un momento di sperimentazione per comprendere come il suono possa amplificare la relazione tra corpo e dispositivo, attraverso l’utilizzo di microfonazioni del corpo, della tavola e dei suoi elementi acustici, oltre alla ricerca sulle diverse possibilità di amplificazione della voce. Parallelamente, verrà esplorato l’utilizzo della proiezione video come strumento per rendere maggiormente leggibile il dispositivo della tavola chiodata e ampliare la percezione del pubblico, trasformando anche la visibilità in un elemento della drammaturgia.


Mad Beltrami
Sono performer e autore di circo contemporaneo multidisciplinare. La mia ricerca attraversa corpo, movimento, voce e dispositivi performativi per indagare temi ambigui e profondamente radicati tanto nell'esperienza individuale quanto in quella collettiva. Ogni progetto nasce dall'incontro tra una domanda e un dispositivo scenico capace di incarnarla: una volta individuato il tema, costruisco una drammaturgia in cui azioni, movimento, suono e relazione con il pubblico diventano strumenti di indagine.
Mi sono formato tra musica, teatro e circo contemporaneo, studiando al Liceo Musicale "Dante", alla scuola di circo contemporaneo FLIC e partecipando a percorsi con ERT – Emilia Romagna Teatro, e lavorando con Sharon Fridman, Michela Lucenti, Piergiorgio Milano, Stevie Boyd e La Fura dels Baus. Come autore e performer porto avanti una ricerca che intreccia pratiche performative, ritualità e relazione con il pubblico, ed è confluita in lavori come Both – On the Threshold e CURA, oltre che nella co-direzione artistica del collettivo TRA(AM3) DURE, del festival COMUNIÒN e nella collaborazione artistica con Primogemito.
CURA nasce durante il mio percorso di affermazione di genere. Mentre iniziavo la transizione medica mi sono trovato a salutare la voce e il corpo con cui ero nato, affidandomi a una trasformazione di cui non potevo conoscere l'esito. Se Both – On the Threshold interrogava l'identità, CURA sposta lo sguardo sulle scelte: come decidiamo di vivere dopo esserci incontrati e in che modo ci portiamo, trasformati, nella relazione con gli altri. Il progetto cresce insieme al cambiamento del mio corpo, facendo della trasformazione non solo un tema, ma una pratica vissuta.


SPETTACOLO
19 ottobre 2026
h 19:00
Teatro della Caduta
Cura
Mad Beltrami
CURA è una performance che indaga il concetto di cui porta il nome – inteso come stato, come processo e come azione – costruita attorno e sopra ad una tavola chiodata.
Nel mito, la dea della preoccupazione Cura, passando vicino a un fiume, vide dell’argilla, la raccolse pensierosa e iniziò a immaginare e modellare una figura. Innamoratasene chiamò Giove e gli chiese di concedere uno spirito a quella creazione, richiesta che Giove acconsentì prontamente. Tuttavia, quando Cura desiderò dargli il suo nome, Giove lo proibì, insistendo sul fatto che il nome doveva essere il suo. Mentre i due discutevano, emerse Tellus, dea della terra, che desiderava che il nome fosse il suo, poiché aveva messo a disposizione il suo corpo per quella creazione. La disputa venne quindi portata davanti a Saturno. Egli stabilì che Giove, avendo donato lo spirito, avrebbe avuto diritto all’anima della creatura dopo la morte; Tellus, essendo stata la dea che aveva fornito il corpo, avrebbe avuto diritto al corpo; mentre Cura, che per prima aveva dato forma alla creatura, ne avrebbe mantenuto il possesso durante tutta la sua vita. Quanto al nome, Saturno decise che la creatura sarebbe stata chiamata”uomo”, poiché plasmata dall’humus.


CURA è una performance che esplora il concetto che porta nel nome: come stato, processo e azione.
"Cura" in dizionario viene definita come premura, medicina e assistenza, ma anche preoccupazione e pensiero molesto. È inoltre il nome della divinità romana dell'inquietudine che, nel mito, dopo aver creato l'essere umano ottiene il potere sulla sua vita.
Il dispositivo performativo è un rito metateatrale guidato da una persona trans intorno e sopra una tavola chiodata, ispirata alla pratica delle Sadhu board. La tavola racchiude entrambe le dimensioni della cura: evoca il rischio e il dolore, ma anche la possibilità di una trasformazione.
Il corpo trans attraversa il rito come corpo autodeterminato: non racconta solo un'esperienza individuale, ma diventa spazio di risonanza per chiunque abbia compiuto scelte volte a renderlo più sé stesso.
Il progetto prende forma come un'esperienza rituale collettiva, pensata in una relazione ravvicinata con il pubblico. Il rito non rompe la quarta parete, ma ne riconosce l'inesistenza: in scena, come tra il pubblico, ci sono persone. Il performer introduce il patto rituale e accompagna chi assiste in un'esperienza che mantiene costantemente in tensione reale e performato, controllo e imprevedibilità.
Attraverso corpo in movimento, voce e suono, CURA richiama la figura del pharmakós greco, trasformando il sacrificio da imposizione collettiva ad atto volontario e condiviso. Chi attraversa il dolore diventa anche guida del rito, invitando il pubblico a interrogarsi sulla vulnerabilità, sulla percezione, sulla guarigione e sulla responsabilità reciproca.
CURA è un atto performativo e politico che riflette sulla relazione tra individuo e comunità, proponendo la cura come pratica condivisa di trasformazione.
Il progetto si trova in una fase medio-avanzata di scrittura, ma necessita di un periodo di lavoro in sala per verificare la tenuta della performance nella sua interezza. In particolare, durante la residenza intendo sviluppare la seconda parte dello spettacolo, già definita a livello drammaturgico ma mai sperimentata scenicamente, lavorando sul ritmo, sulle transizioni e sulla progressione del rito.
Un secondo ambito di ricerca riguarda il dispositivo relazionale che sostiene la performance. Desidero approfondire il rapporto tra il ruolo di guida e quello di performer, indagando come queste due funzioni possano alternarsi e progressivamente sovrapporsi senza compromettere la cornice di fiducia costruita con il pubblico. La guida, infatti, non introduce soltanto il patto performativo e i trigger warning, ma accompagna l'esperienza di chi assiste. Vorrei esplorare come anche i momenti di maggiore esposizione fisica possano appartenere contemporaneamente a entrambe le dimensioni.
Parallelamente, intendo sviluppare la drammaturgia sonora e visiva della performance, approfondendo il rapporto tra paesaggio sonoro, voce, memoria e percezione. La residenza sarà un momento di sperimentazione per comprendere come il suono possa amplificare la relazione tra corpo e dispositivo, attraverso l’utilizzo di microfonazioni del corpo, della tavola e dei suoi elementi acustici, oltre alla ricerca sulle diverse possibilità di amplificazione della voce. Parallelamente, verrà esplorato l’utilizzo della proiezione video come strumento per rendere maggiormente leggibile il dispositivo della tavola chiodata e ampliare la percezione del pubblico, trasformando anche la visibilità in un elemento della drammaturgia.


Mad Beltrami
Sono performer e autore di circo contemporaneo multidisciplinare. La mia ricerca attraversa corpo, movimento, voce e dispositivi performativi per indagare temi ambigui e profondamente radicati tanto nell'esperienza individuale quanto in quella collettiva. Ogni progetto nasce dall'incontro tra una domanda e un dispositivo scenico capace di incarnarla: una volta individuato il tema, costruisco una drammaturgia in cui azioni, movimento, suono e relazione con il pubblico diventano strumenti di indagine.
Mi sono formato tra musica, teatro e circo contemporaneo, studiando al Liceo Musicale "Dante", alla scuola di circo contemporaneo FLIC e partecipando a percorsi con ERT – Emilia Romagna Teatro, e lavorando con Sharon Fridman, Michela Lucenti, Piergiorgio Milano, Stevie Boyd e La Fura dels Baus. Come autore e performer porto avanti una ricerca che intreccia pratiche performative, ritualità e relazione con il pubblico, ed è confluita in lavori come Both – On the Threshold e CURA, oltre che nella co-direzione artistica del collettivo TRA(AM3) DURE, del festival COMUNIÒN e nella collaborazione artistica con Primogemito.
CURA nasce durante il mio percorso di affermazione di genere. Mentre iniziavo la transizione medica mi sono trovato a salutare la voce e il corpo con cui ero nato, affidandomi a una trasformazione di cui non potevo conoscere l'esito. Se Both – On the Threshold interrogava l'identità, CURA sposta lo sguardo sulle scelte: come decidiamo di vivere dopo esserci incontrati e in che modo ci portiamo, trasformati, nella relazione con gli altri. Il progetto cresce insieme al cambiamento del mio corpo, facendo della trasformazione non solo un tema, ma una pratica vissuta.
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